LA DENUNCIA DI UNA LETTRICE: “LO STAFF ALILAURO CI HA TRATTATI COME SE FOSSIMO DEI DEPORTATI”

Molo BeverelloISCHIA – Negli scorsi vi abbiamo puntualmente riportato le testimonianze di alcuni utenti del mare che hanno denunciato l’atavica superficialità delle compagnie marittime, ree di essere sovente scortesi con coloro che – per turismo, per lavoro o per studio – necessitano di attraversare il Golfo di Napoli anche quotidianamente. Questa volta a segnalarci l’indisponenza dell’Alilauro è stata Annarita, che non ha mancato di evidenziare il trattamento ricevuto anche su Facebook: “Delirio e disorganizzazione. Bagnarole galleggianti. Staff che ci tratta come i deportati….e uno che cercando di parlare in italiano urla ‘bagagli ca’ (‘poggiate qui i vostri bagagli’, ndr.). Voglio morire”.

La nostra amica, che non invidiamo affatto, si trovava in fila al molo Beverello per far ritorno sull’isola. Ad attendere come lei la Rosaria Lauro delle 10.50 diretta a Forio una fiumana impressionante di persone che, nonostante le tendostrutture montate in prossimità del porto, sono state trattate “come carne da Macello”, denuncia ancora Annarita. “Alcuni membri dello staff, con arroganza e presunzione, mi hanno addirittura chiesto di mostrare la carta d’identità all’imbarco. Non parliamo poi dei sedili, che nonostante le numerose denunce di altri utenti versano in condizioni a dir poco pietose”.

In seguito a questa puntuale testimonianza, ci sia consentito di fare un paio di considerazioni, la prima delle quali è relativa all’esibizione del documento di riconoscimento. E’ utile che i nostri lettori sappiano che nello scorso mese di giugno il Tribunale di Napoli ha emesso una sentenza con la quale ha accolto le ragioni di alcuni marinai dell’Alilauro (patrocinati dagli avvocati Bruno Molinaro e Miriam Petrone), che vennero sanzionati dall’azienda del senatore Lauro per essersi rifiutati di identificare i passeggeri all’atto del loro imbarco sull’aliscafo. In ragione di questa pronuncia del tribunale partenopeo, ci chiediamo per quale motivo l’Alilauro continui ad imporre ai propri dipendenti la verifica del documento d’identità all’imbarco. Caro senatore, se la legge impone di seguire un determinato indirizzo, per quale motivo si sente in diritto di aggirarla? Non ci sembra un atteggiamento degno del suo rango.

La seconda – e ultima – considerazione riguarda invece lo stato in cui versano alcuni mezzi della flotta Alilauro. Per salvaguardare l’incolumità di tutti – comuni passeggeri e staff – non sarebbe opportuno rinnovare gli aliscafi in dotazione alla medesima azienda? E inoltre: è deontologicamente corretto chiedere a un passeggero il pagamento di un biglietto se il servizio lascia a desiderare (ritardi comunicati a pochi minuti dalla partenza e sospensioni di corse da e per Forio)? Ai posteri l’ardua sentenza. (fra.cas.)

 

 

 

 

 

 

I commenti sono chiusi.